La Fontana di Sambuceto

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Una storica testimonianza d’arte e memoria nella frazione di Sambuceto, simbolo dell’identità e delle vicende locali.

L’attuale Fontana di Sambuceto, situata nell’omonima frazione del Comune di Bomba, fu progettata e realizzata nel 1920 da Nicola Di Renzo, nonno del maestro Di Renzo. Per la comunità di Sambuceto, si trattò di un’opera straordinaria, resa possibile grazie all’amore e all’impegno della famiglia Di Renzo verso il proprio paese, con l’obiettivo di creare un’infrastruttura utile a tutti.

La fontana rappresenta un classico esempio di fontanile completo, come si usava un tempo: da un lato l’abbeveratoio per gli animali, dall’altro il lavatoio per i panni. Nicola Di Renzo, tuttavia, arricchì l’opera con un elemento artistico: sopra il piano di copertura del lavatoio scolpì una statua raffigurante un contadino seduto, colto in un momento di riposo durante una lunga e faticosa giornata di mietitura.

La scena era ricca di dettagli: accanto al contadino, poggiata a terra, vi era la falce, con il suo braccio sinistro stanco che ne scivolava lungo il manico; l’altro braccio riposava su un mucchio di covoni. Ai suoi piedi si trovava anche un martello, uno strumento indispensabile per i contadini, che lo utilizzavano per rifare il filo alla falce quando questa perdeva efficacia nel taglio.

Purtroppo, nel 1923, poco dopo l’avvento del fascismo, una squadra di giovani violenti distrusse un’altra statua realizzata da Di Renzo, dedicata ai caduti della Prima Guerra Mondiale, già quasi ultimata. Dopo questo atto vandalico, presero di mira anche la statua del contadino stanco. In un primo momento tentarono senza successo di staccarla dalla sua base. Il giorno seguente, muniti di mazze, leve e martelli, riuscirono infine a divellerla.

La collocarono su una barella e, intonando oscenamente il canto “Che ne facciamo di Lenin?”, la portarono fino alla ex chiesetta di San Mauro, dove la posarono su una finestra. Dopo qualche tempo, la statua fu gettata nel fosso che scorre vicino all’attuale Museo (all’epoca ancora scoperto), dove rimase sepolta e dimenticata.

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